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Daniwella Felicità e passione in cucina

Ricette Regionali

MIGLIACCIO

MIGLIACCIO

INGREDIENTI

600 ml di latte
30 ml di acqua
30 g di burro
1 limone non trattato – usate solo la scorza
1 bustina di vanillina o meglio ancora una bacca di vaniglia
130 g di semolino
260 g di zucchero + 1 pizzico di sale
3 uova maxi
260 g di ricotta di mucca fresca
50 g di limoncello (quello che ho usato io è fatto in casa)

Diario di bordo
Ora scappo a prepararmi, stasera andrò a festeggiare il carnevale in un locale dove si terrà il karaoke. Ci sarà da divertirsi, mi vestirò da poliziotta americana. Se siete curiosi guardate nelle foto giù in fondo.

6o minuti

26 cm di diametro

Il migliaccio è un rinomato dolce tipico del carnevale campano a base di semolino, ricotta e aromi, viene preparato sopratutto per il martedì grasso e in occasione della Pasqua. Gusto, profumi e colori del migliaccio ricordano quello di un’altro dolce; la pastiera. Documentandomi su internet, ho appreso che anche di questo dolce ne esistono diverse versioni;  chi ci mette la ricotta e chi no, chi ci mette l’uvetta e chi le gocce di cioccolato, chi ci mette un tipo di liquore piuttosto che un’altro …e così via. Questa che leggerete è la mia versione, venuta fuori seguendo una ricetta, ma poi in corso d’opera, mi sono resa conto di aver modificato qualche dose e anche il procedimento, tutto questo per errore. E siccome il dolce è venuto bello e buono, vi scrivo esattamente quello che ho fatto io. Il migliaccio è un dolce che rimane basso, morbido all’interno e colorato in superficie, come potete vedere dalle foto. Io lo adoro tantissimo. Per me è un vero peccato di gola. Sono sicura che rimarrete stupiti dalla sua bontà. Cari amici per oggi è tutto,  l’appuntamento è per domani, con un’altra ricetta, auguro a tutti voi una buona giornata, e tanti buonissimi preparativi per il vostro carnevale.

CURIOSITà

l migliaccio ha origini antiche addirittura medioevali. La parola migliaccio deriva dal latino miliaccium, che indica un pane fatto con il miglio. Con questo termine veniva indicata anche una torta contadina fatta con miglio e sangue di maiale. Il sangue del maiale veniva usato in molti cibi, perché era in grado di sostenere la fatica che si metteva nel lavoro contadino. Non era ben visto ne dalla chiesa cattolica ne dalla classe borghese, l’uso del sangue era considerato pagano per questo motivo cercarono di vietare il suo uso nella cucina contadina. Con il tempo il sangue di maiale fu messo al bando e fu sostituito con gli ingredienti che si usano oggi per fare il migliaccio : farina burro uova e zucchero.

la ricetta passo passo

consigli e varianti

Buon carnevale a tutti. Ecco come ci siamo mascherati io, il mio compagno e mia cognata.

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 Buon appetito!

Cucinala anche tu e fammi sapere com’è andata! Non dimenticare i tag di Facebook @passioneincucinacondaniwella e Instagram @daniela.addis72 e l’hashtag #lericettedidaniwella.

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Felice giornata

Enjoy #daniwella

MIGLIACCIO 

Il migliaccio è un rinomato dolce tipico del carnevale campano a base di semolino, ricotta e aromi, viene preparato sopratutto per il martedì grasso e in occasione della Pasqua. Gusto, profumi e colori del migliaccio ricordano quello di un’altro dolce; la pastiera. Documentandomi su internet, ho appreso che anche di questo dolce ne esistono diverse versioni;  chi ci mette la ricotta e chi no, chi ci mette l’uvetta e chi le gocce di cioccolato, chi ci mette un tipo di liquore piuttosto che un’altro …e così via. Questa che leggerete è la mia versione, venuta fuori seguendo una ricetta, ma poi in corso d’opera, mi sono resa conto di aver modificato qualche dose e anche il procedimento, tutto questo per errore. E siccome il dolce è venuto bello e buono, vi scrivo esattamente quello che ho fatto io. Il migliaccio è un dolce che rimane basso, morbido all’interno e colorato in superficie, come potete vedere dalle foto. Io lo adoro tantissimo. Per me è un vero peccato di gola. Sono sicura che rimarrete stupiti dalla sua bontà. Cari amici per oggi è tutto,  l’appuntamento è per domani, con un’altra ricetta, auguro a tutti voi una buona giornata, e tanti buonissimi preparativi per il vostro carnevale. Ora scappo a prepararmi, stasera andrò a festeggiare il carnevale in un locale dove si terrà il karaoke. Ci sarà da divertirsi, mi vestirò da poliziotta americana. Se siete curiosi guardate nelle foto giù in fondo. Dose : per uno stampo di diametro di 26 cm Tempo di preparazione: 20 minuti Tempo di cottura: 40 minuti

Ingredienti:

600 ml di latte 30 ml di acqua 30 g di burro 1 limone non trattato – usate solo la scorza 1 bustina di vanillina o meglio ancora una bacca di vaniglia 130 g di semolino 260 g di zucchero + 1 pizzico di sale 3 uova maxi 260 g di ricotta di mucca fresca 50 g di limoncello (quello che ho usato io è fatto in casa)

 

PREPARAZIONE:

In una pentola mettete a scaldare il latte, l’acqua, la scorza del limone, il burro, la vanillina e lo zucchero.

Nel frattempo che il latte arrivi a bollore, in una ciotola capiente, sbattete le uova con le fruste e mettete da parte.

Appena il latte bolle, togliete le scorze del limone e versate il semolino,  mescolate fino a che non assorbe tutto il liquido e diventa una crema.

Travasate in un’altra ciotola per farlo raffreddare leggermente. Io ho aspettato 7/8 minuti, mescolando in continuazione per accelerare l’evaporare del calore.

Unite  la crema di semolino nella ciotola delle uova e mescolare energicamente.

Aggiungere la ricotta e mescolate fino a che sia assorbita completamente.

Unite il limoncello.

Travasate nello stampo imburrato e mettete in forno preriscaldato a 180° per 40 minuti.

Passato il tempo necessario togliete dal forno e aspettate 30 minuti prima di toglierlo dallo stampo.Travasate il dolce sul piatto da portata, fatelo raffreddare completamente e riponetelo in frigorifero fino al giorno dopo, o fino al momento in cui lo volete mangiare.

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Ed ecco una fetta di Migliaccio di Carnevale visto da vicino.

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CURIOSITA’ :
 Il migliaccio ha origini antiche addirittura medioevali. La parola migliaccio deriva dal latino miliaccium, che indica un pane fatto con il miglio. Con questo termine veniva indicata anche una torta contadina fatta con miglio e sangue di maiale. Il sangue del maiale veniva usato in molti cibi, perché era in grado di sostenere la fatica che si metteva nel lavoro contadino. Non era ben visto ne dalla chiesa cattolica ne dalla classe borghese, l’uso del sangue era considerato pagano per questo motivo cercarono di vietare il suo uso nella cucina contadina. Con il tempo il sangue di maiale fu messo al bando e fu sostituito con gli ingredienti che si usano oggi per fare il migliaccio : farina burro uova e zucchero.
VARIANTE : usate la scorza dell’arancia al posto del limone e sostituite il limoncello con un liquore all’arancia tipo Aurum- Grand Marnier- Cointreau
Per una versione senza glutine usa il miglio senza glutine.
Consigli : Per fare il migliaccio potete usare ricotta di mucca, di pecora ma anche di capra.
Il migliaccio è un dolce che deve riposare una notte intera. Quindi resistete all’assaggio. in questo modo si amalgameranno tutti i sapori e aromi all’interno del dolce e vedrete che rimarrete letteralmente estasiati al primo boccone.
Buon carnevale a tutti.
Ecco come ci siamo mascherati io, il mio compagno e mia cognata.
 

Buon appetito!

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CACIUNITT DI NATALE ABRUZZESI

CACIUNITT DI NATALE ABRUZZESI

INGREDIENTI PER LA PASTA

600 g di farina
1 uovo intero + 3 tuorli (uova di grandezza medio-grande)
50 g di olio e.v.o.
90 g di zucchero semolato
1 bustina di vanillina
150 g di vino bianco

INGREDIENTI PER IL RIPIENO :

800 g di scrucchijate d’uva nera Montepulciano
100 g di mandorle pelate e tostate (se non le avete potete anche sostituirle con le noci o nocciole)
80 g di cioccolato fondente fatto a scagliette
olio di semi di arachide (voi usate pure l’olio di semi che preferite) per friggere q.b.
zucchero a velo q.b.

Diario di bordo
Questa che vi propongo è la ricetta che si tramanda nella mia famiglia. Noi li prepariamo sempre all’inizio di dicembre, una volta cotti li congeliamo, poi quando è Natale li passiamo in forno caldo 160°/170° per una decina di minuti, li spolveriamo di zucchero a velo e sono pronti per essere serviti a tavola ed essere mangiati. I fritti in questo modo risultano fragranti, come appena fatti. Alla fine della ricetta troverete una seconda variante, se volete fare una sfoglia senza uova e senza zucchero. Questo secondo modo di fare la sfoglia me l’ha suggerita la mia amica Marisa, ve la ricordate ? Vi ho parlato di lei in questa ricetta, cliccate qui per leggerla, se siete curiosi. I caciunitt con questo impasto risulteranno molto chiari in cottura.

+ di 6o minuti

80/100 caciunitt

Li caciunitt” di Natale abruzzesi, parlando in dialetto, sono dolci natalizi tipici di tutto l’Abruzzo, originari del teramano, a forma di ravioli, composti da una sfoglia friabile all’esterno che viene fritta, e una farcitura morbida e saporita all’interno, che cambia a secondo del luogo in cui si vive. I possibili ripieni dei caciunitt di Natale abruzzesi sono 3; con  scrucchijate*, ceci lessati e crema di castagne. Ognuna di queste è la variante tipica a seconda delle zone dell’Abruzzo. Qui a Pescara, in questo periodo, in qualunque negozio che vende prodotti di pasticceria è impossibile non trovare tutte e tre le farciture. Ma farli a casa, rende ancora più entusiasmante quest’aria di festa, essendo una ricetta antica e tipica che ogni famiglia si tramanda di generazione in generazione.

Inoltre un suggerimento per chi proprio in questo periodo non può gustarsi il dolce perché non può mangiare cibi fritti : potete procedere con la cottura in forno, preriscaldatelo  a 180°, e cuocete i caciunitt di Natale abruzzesi per una decina di minuti circa, o fino a che non siano dorati. Saranno ugualmente buoni. Un caro saluto a tutti con e buone feste con i  caciunitt di Natale abruzzesi.

curioSITà

* La scrucchijate è un prodotto tipico abruzzese, una confettura ottenuta con le uve Montepulciano d’Abruzzo con tutta la buccia. Frutto di una lunga tradizione casalinga, la scrucchijate veniva prodotta in casa, con l’uva più bella e più soda, dopo aver schiacciato ogni acino tra due dita per liberarlo dai semi. Proprio a questa operazione di schiacciamento detta appunto scrocchiatura, il tipico prodotto dolciario deve il suo nome.

 

la ricetta passo passo (RIPIENO DI MARMELLATA)

LE MILLE Varianti GOLOSE

Vi scrivo inoltre la dose per fare la variante di ceci e di castagne, per tutti quelli che preferiscono questo ripieno o che non riescono a trovare la scrucchijate d’uva. Ma non provate a farli, se non avete a disposizione il mosto cotto, ingrediente essenziale, per fare questi altri due tipi di ripieni : una sorta di sciroppo, che sostituisce altri dolcificanti come lo zucchero e il miele, è infatti un dolcificante naturale che si ottiene dalla bollitura del succo d’uva ben matura, con qualità superiore a quella richiesta per la vinificazione (23/25% di zuccheri), dopo il raggiungimento del bollore, la cottura viene continuata a fuoco lento per varie ore, fino alla restrizione del liquido alla quarta parte del suo volume originario. Il prodotto viene poi invecchiato anche per 24 mesi. Si presenta come un liquido violaceo, di densità e viscosità e densità simile all’olio di oliva, dal sapore particolarmente dolce.

 Buon appetito!

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Felice giornata

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CACIUNITT DI NATALE ABRUZZESI 

Li caciunitt” di Natale abruzzesi, parlando in dialetto, sono dolci natalizi tipici di tutto l’Abruzzo, originari del teramano, a forma di ravioli, composti da una sfoglia friabile all’esterno che viene fritta, e una farcitura morbida e saporita all’interno, che cambia a secondo del luogo in cui si vive. I possibili ripieni dei caciunitt di Natale abruzzesi sono 3; con  scrucchijate*, ceci lessati e crema di castagne. Ognuna di queste è la variante tipica a seconda delle zone dell’Abruzzo. Qui a Pescara, in questo periodo, in qualunque negozio che vende prodotti di pasticceria è impossibile non trovare tutte e tre le farciture. Ma farli a casa, rende ancora più entusiasmante quest’aria di festa, essendo una ricetta antica e tipica che ogni famiglia si tramanda di generazione in generazione. Questa che vi propongo è la ricetta che si tramanda nella mia famiglia. Noi li prepariamo sempre all’inizio di dicembre, una volta cotti li congeliamo, poi  quando è Natale li passiamo in forno caldo 160°/170° per una decina di minuti, li spolveriamo di zucchero a velo e sono pronti per essere serviti a tavola ed essere mangiati.  I fritti in questo modo risultano fragranti, come appena fatti. Alla fine della ricetta troverete una seconda variante, se volete fare una sfoglia senza uova e senza zucchero. Questo secondo modo di fare la sfoglia me l’ha suggerita la mia amica Marisa, ve la ricordate ? Vi ho parlato di lei in questa ricetta, cliccate qui per leggerla, se siete curiosi. I caciunitt con questo impasto risulteranno molto chiari in cottura. Inoltre un suggerimento per chi proprio in questo periodo non può gustarsi il dolce perché non può mangiare cibi fritti : potete procedere con la cottura in forno, preriscaldatelo  a 180°, e cuocete i caciunitt di Natale abruzzesi per una decina di minuti circa, o fino a che non siano dorati. Saranno ugualmente buoni. Un caro saluto a tutti con e buone feste con i  caciunitt di Natale abruzzesi.

CURIOSITA’ : * La scrucchijate è un prodotto tipico abruzzese, una confettura ottenuta con le uve Montepulciano d’Abruzzo con tutta la buccia. Frutto di una lunga tradizione casalinga, la scrucchijate veniva prodotta in casa, con l’uva più bella e più soda, dopo aver schiacciato ogni acino tra due dita per liberarlo dai semi. Proprio a questa operazione di schiacciamento detta appunto scrocchiatura, il tipico prodotto dolciario deve il suo nome.

 

Dose : per 80/100 caciunitt
Preparazione : più di 1 ora

Ingredienti per la pasta :

600 g di farina
1 uovo intero + 3 tuorli (uova di grandezza medio-grande)
50 g di olio e.v.o.
90 g di zucchero semolato
1 bustina di vanillina
150 g di vino bianco

Ingredienti per il ripieno :

800 g di scrucchijate d’uva nera Montepulciano
100 g di mandorle pelate e tostate (se non le avete potete anche sostituirle con le noci o nocciole)
80 g di cioccolato fondente fatto a scagliette
olio di semi di arachide (voi usate pure l’olio di semi che preferite) per friggere q.b.
zucchero a velo q.b.

PREPARAZIONE :

Preparate il ripieno meglio ancora dal giorno prima, per fare assestare il sapore e la consistenza, frantumate in grana grossa le mandorle e il cioccolato, trasferiteli in una ciotola capiente e mescolatele insieme alla scrucchijate.

Preparate la pasta : su una spianatoia mettete la farina a fontana, al centro versate l’olio, lo zucchero, la vanillina, i tuorli d’uovo, l’uovo intero e il vino. Impastate tutti gli ingredienti fino a formare una palla. Fatela riposare coperta con un panno a temperatura ambiente per 30 minuti.

Stendete la pasta in sfoglie sottili e procedete come per fare i ravioli, mettendo 1 cucchiaino di ripieno sulle strisce di pasta, ripiegandole su se stesse. Disponete i mucchietti a 4 cm di distanza dal bordo e separati tra loro 5 cm.

Premete la pasta con la punta delle dita, intorno al ripieno, in modo da far uscire bene l’aria e saldare bene i due lembi di sfoglia.

Tagliate ora i caciunitt a mezzaluna con una rondella o un bicchiere.
Man mano che li fate poneteli sopra un vassoio ricoperto di carta forno spolverato di farina.

 

Una volta pronti, friggeteli in olio ben caldo un po’ per volta, rigirandoli per farli dorare anche sull’altro lato. I caciunitt devono risultare belli chiari.

Scolateli su carta assorbente e fateli raffreddare.

Una volta cotti tutti e raffreddati, spolverateli con lo zucchero a velo. Ed ecco i caciunitt di Natale abruzzesi con la scrucchijate d’Uva nera Montepulcino d’Abruzzo !!!

 
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VERSIONE DELLA SFOGLIA SENZA UOVA E ZUCCHERO

Questa è la ricetta della mia amica Marisa, se volete fare un’impasto senza uova : 500 g di farina 00, mezzo bicchiere d’olio e.v.o., mezzo bicchiere di acqua, mezzo bicchiere di vino bianco ; impastate esattamente come descritto sopra e procedete come da ricetta descritta.

Vi scrivo inoltre la dose per fare la variante di ceci e di castagne, per tutti quelli che preferiscono questo ripieno o che non riescono a trovare la scrucchijate d’uva. Ma non provate a farli, se non avete a disposizione il mosto cotto, ingrediente essenziale, per fare questi altri due tipi di ripieni : una sorta di sciroppo, che sostituisce altri dolcificanti come lo zucchero e il miele, è infatti un dolcificante naturale che si ottiene dalla bollitura del succo d’uva ben matura, con qualità superiore a quella richiesta per la vinificazione (23/25% di zuccheri), dopo il raggiungimento del bollore, la cottura viene continuata a fuoco lento per varie ore, fino alla restrizione del liquido alla quarta parte del suo volume originario. Il prodotto viene poi invecchiato anche per 24 mesi. Si presenta come un liquido violaceo, di densità e viscosità e densità simile all’olio di oliva, dal sapore particolarmente dolce.

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Queste sono le dosi per fare i caciunitt ripieni di ceci :

300 g di ceci già cotti  e ridotti in purea
100 g di mandorle spellate e tostate
100 g di noci sgusciate
250 ml di mosto cotto

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Queste sono le dosi per fare i caciunitt ripieni di crema di castagne :

500 g di castagne già sbucciate  bollite e spellate e ridotte in purea
100 g di mandorle spellate e tostate
100 g di noci sgusciate
250 ml di mosto cotto

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Eseguite lo stesso procedimento per entrambe le farciture scelte : scaldate il mosto cotto in una pentola. e appena sarà bello caldo aggiungete la purea di ceci o la purea di castagne, le mandorle e le noci frantumate in modo grossolano e mescolate per qualche minuto, il tempo di far amalgamare il composto, che deve risultare ancora morbido. Togliete via dal fuoco e lasciate raffreddare completamente prima di mettere in frigorifero a rassodare per una notte. Usate quindi il  ripieno il giorno dopo per confezionare i vostri caciunitt.

In questi ultimi anni si è aggiunto un quarto tipo di ripieno capace di conquistare coloro che amano il cioccolato, quello con la crema spalmabile alla nocciola e nella mia famiglia fanno subito il fumo.

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Buon appetito!

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PARMIGIANA DI MELANZANE LIGHT – NON FRITTE – RICETTA N° 204

PARMIGIANA DI MELANZANE LIGHT –  NON FRITTE – RICETTA N° 204

Contrariamente a quanto si pensi, il nome  parmigiana non significa melanzane al Parmigiano Reggiano, bensì il termine deriva da ‘Parmiciana’, cioè l’insieme dei listelli di legno, sovrapposti, che formano la persiana e che ricordano la sistemazione della parmigiana di melanzana. Le sue origini sono contese tra Emilia Romagna, Campania e Sicilia. Ogni famiglia ha la propria ricetta testata e tramandata. Questo è uno dei classici più rivisitati, si prepara con qualsiasi tipo di verdura.
Io vi propongo la mia fatta con melanzane arrostite in forno, con un misto di Grana Padano e Pecorino romano e mozzarella di Bufala come formaggio filante. Non credevo che uscisse così buona, e sopratutto che potesse passare per una melanzana alla parmigiana classica, cioè quella fatta con le melanzane fritte.  Ricordo che in un passato molto passato ( anno 2008 ), provai a fare le mie prime parmigiane di melanzane, risultato = UN FIASCO TOTALE.  Col tempo, sono arrivata finalmente ad un risultato decente e di tutto rispetto. Piccoli accorgimenti e passi necessari, faranno la differenza per ottenere una melanzana alla parmigiana da leccarsi i baffi.

1) Prima di cominciare a fare la parmigiana è importante sapere che è proprio il riposo a dare a questo piatto il gusto caratteristico. Anzi fatta il giorno prima eppoi riscaldata è ancora meglio perchè sarà saporita, tutti gli ingredienti si compatteranno e le melanzane assorbiranno il condimento. Ad ogni modo se la volete mangiare nella stessa giornata che la preparate, fatela raffreddare completamente e dopo riscaldatela. La parmigiana è buonissima anche fredda ( ma non di frigorifero – fredda a temperatura ambiente ).

2) Secondo accorgimento è fare un sugo molto ristretto.

3) La mozzarella deve essere scolata per toglierle il siero, così facendo avrete una mozzarella asciutta. Potete farlo tagliandola a pezzettini e tenerla in un colino sopra un pentolino a scolare in frigorifero, almeno 2-3 ore prima ( ancora meglio dal giorno prima ).

4)  Le melanzane devono perdere la loro acqua di vegetazione amarognola, facendole stare per 2 ore sotto sale, in uno scolapasta con un peso sopra.

Questi 4 accorgimenti sono necessari affinchè nessuno dei 3 ingredienti perda acqua durante la cottura. Ciò farebbe affogare le melanzane in tanto di quel liquido, che renderebbe la parmigiana immangiabile ; le melanzane per questo motivo non si compatterebbero e tutto il sapore andrebbe a finire proprio in quel liquido.

Per questa mia versione light, io ho usato le melanzane lilla ; essendo più dolci, ho potuto saltare il passaggio di farle scolare con il sale per 2 ore,  e invece di friggerle, le ho fatte arrostire in forno. In questa maniera non hanno rilasciato il loro liquido in cottura e la ricetta si può considerare light.

Detto questo andiamo a preparala.

 

Dosi : per 4 porzioni
Preparazione : 30/40 minuti
Cottura : 1 ora e mezza circa

 

Ingredienti :

4 melanzane di grandezza media del tipo lilla
700 ml di passata di pomodoro
1 piccolo spicchio d’aglio
2/3 foglioline di basilico
125 g di mozzarella di bufala
50 g di Grana Padano grattugiato
30 g di Pecorino romano grattugiato
2/3 cucchiai di olio e.v.o.
sale q.b.

 

PREPARAZIONE :

Preparate il sughetto con la passata di pomodoro, lo spicchio d’aglio schiacciato e 2-3 foglioline di basilico. Mettete il tutto in un pentola, portate a bollore, dopo di che abbassate il fuoco al minimo, coprite e fate cuocere 1 ora. Alla fine della cottura il sugo si sarà ristretto, aggiungete il sale q.b. e 2-3 cucchiai di olio.

Nel frattempo che cuoce il sugo, tagliate le melanzane a rondelle di 5/6 mm, mettete in forno ad arrostire per 30 minuti. Io ho posizionato la temperatura a 180° e il mio forno ci ha messo 40 minuti.

Rigiratele dall’altro verso a metà cottura.

Assemblate ora il tutto. In una pirofila versate 2-3 cucchiai di sugo e fate un primo strato di melanzane.

Stendete qualche cucchiaio di sugo e spolverate con Grana Padano e Pecorino romano q.b.

Aggiungete qualche cubetto di mozzarella di bufala.

Procedete ugualmente con il secondo e terzo ultimo strato.

Infornate in forno caldo a 180° per 30 minuti, o fino a quando la superficie sarà colorata.

Fate intiepidire o meglio raffreddare, prima di tagliare a fette e mangiarla.

Purtroppo non sono riuscita a salvare nessuna porzione per fare la foto finale.

Appena la rifarò, aggiornerò con la foto.

Buon appetito!

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RAGU’ VEGETALE – RICETTA N°192

RAGU’ VEGETALE – RICETTA N°192

Se qualcuno mi avesse fatto assaggiare questo ragù, senza dirmi che era un ragù vegano, avrei continuato a credere che quella che vedevo era carne macinata. E per vedere se era solo una mia impressione, l’ho presentato al mio compagno come pranzo e a mia cognata come cena. Ho cotto delle penne integrali, e le ho condite con questo ragù. Ebbene entrambi hanno creduto di mangiare delle penne con il ragù di carne macinata. Ho svelato il segreto solo dopo che avevano finito di mangiare. E non mi credevano. Per loro era un ragù di carne. Beh, questo è l’effetto che si ha, quando lo si mangia. Un’altro prodotto che assomiglia all’originale, ma 100% vegetale. Si tratta del granulare di soia, che ha l’aspetto dei corn flakes sbriciolati ; va fatta sbollentare alcuni minuti, si fa scolare in un colino eppoi la si aggiunge a tutti gli altri ingredienti per il sugo. Per realizzarla, ho seguito il mio metodo che ho usato fino ad oggi per fare il ragù di macinato di carne. Sulla confezione che avevo preso io c’era scritto, che il prodotto una volta reidratato, triplica il suo volume. Quindi fatevi i conti per non ritrovarvi con una enorme quantità di ragù. Male che vada, potete sempre congelarlo. Con questo ragù potete condire tagliatelle, lasagne, cannelloni, ravioli, pasta corta, pasta lunga e chi più ne ha più ne metta.

Buona giornata.

 

Dose : 500 g circa di ragù
Preparazione : 10 minuti
Cottura : circa 2 ore

 

Ingredienti :

1 carota
1 cipollina
5 cucchiai di olio e.v.o.
80 g di granulare di soia
1 Litro e mezzo di passata di pomodoro (io ho usato la mia fatta in casa)
mezzo bicchiere di vino rosso
sale q.b.

 

PREPARAZIONE :

Questo è il granulare di soia. Sulla confezione che ho comprato io c’era scritto di farlo bollire per 10 minuti e farlo scolare e riposare per 5 minuti. Io invece l’ho tenuto un pochino indietro di cottura.

Portate a bollore l’acqua in un pentolino. Io ho bollito per 5 minuti il mio granulare.

Lo scolato e l’ho fatto riposare per 5/8 minuti. Dopo di che l’ho tenuto da parte.

Nel frattempo in una pentola, mettete l’olio, la carota e la cipolla a pezzetti e fate stufare lentamente per una diecina di minuti. Eventualmente aggiungete un goccino di acqua.

Ora aggiungete il granulare di soia.  Mescolate.

Dopo 1 minuto circa, aggiungete il vino e fatelo sfumare completamente.

Unite la passata. Portate a bollore, tenendo la fiamma alta per alcuni minuti, dopo di che abbassate la fiamma al minimo, e fate cuocere 1 ora e mezzo 2. Il tutto coperto da un coperchio. Il ragù dovrà ritirarsi di circa un terzo.

Passato il tempo di cottura aggiungete il sale. Il ragù vegano è pronto per condirci tutto quello che volete.

Io ho cotto le mie penne rigate integrali e le ho ripassate nel ragù vegano per qualche minuto.

Ecco il mio piatto di penne al ragù.

Ed ecco il ragù vegano visto da vicino.

 

Buon appetito!

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IL PARROZZO ABRUZZESE – RICETTA N° 29

IL PARROZZO ABRUZZESE – RICETTA N° 29

Seconda ricetta legata alla tradizione del Natale: Il Parrozzo. Dolce buonissimo nato a Pescara nel 1926 dal creatore e pasticcere Luigi D’Amico. Traendo ispirazione dal pan rozzo mangiato dai contadini, ricreò in un dolce le stesse caratteristiche di forma e di colore del pane. Il giallo della farina di mais, era dato dal giallo delle uova, la croccantezza fu dato dalle mandorle tritate in polvere e dal semolino, e la tipica crosta scura dal cioccolato fondente che ricopriva la cupola del dolce. Il dolce aveva forma semisferica proprio come la pagnotta di pane. D’Amico fece assaggiare questo dolce come prima persona al suo amico, il poeta Gabriele D’Annunzio, egli rimase così estasiato dalla sua bontà che fu proprio lui a dargli questo nome e rese omaggio a questo dolce con la famosa poesia dialettale dedicata al Parrozzo, che tuttora si trova scritta all’interno della scatola che contiene il Parrozzo che i familiari di D’amico continuano a produrre nella loro azienda di famiglia. Il Parrozzo che si trova in commercio viene prodotto tutto l’anno. Mentre in ogni famiglia Abruzzese a partire dal 1° dicembre, si comincia a programmare, a comprar mandorle, ad approviggionarsi di semolino e di uova, conscie del fatto che di lì a pochi giorni impasteranno tanti di quei Parrozzi per se e per amici e parenti come regalo natalizio. Ogni famiglia ha la sua ricetta. Questa che vi  propongo è quella della mia famiglia. Nel corso del tempo diverse amicizie mi hanno scritto anche la loro di ricetta, cliccate qui per una seconda versione del parrozzo, cliccate qui per la versione che ho realizzato io senza glutine.  Se non avete ancora la vostra ricetta, provate il mio parrozzo e ne rimarrete entusiasti e io sarò felice se la userete come ricetta tradizionale della vostra famiglia. Se la ricetta vi è piaciuta, mettere un bel MI PIACE e condividetela sui social. Iscrivetevi alla news letter per non perdere nessuna novità del blog.

Bene ora vi saluto e vi auguro a tutti una felice giornata.

 

Preparazione: 10 minuti
Cottura: 45/50 minuti

 

Ingredienti:

250 g di zucchero
150 g di mandorle con la buccia
la buccia grattugiata di 1 arancia o limone non trattati/biologico
150 g di semolino
6 uova medio-grandi
20 g di mandorle amare o 1 fialetta di aroma di mandorla
1 bustina di lievito angelo

Per la ricopertura:
200/250 g di cioccolato fondente
burro q.b.
latte q.b.

 

PREPARAZIONE:

Imburrate uno stampo semisferico e infarinatelo. Accendete il forno a 180°.
Pesate tutti gli ingredienti. Polverizzate le mandorle dolci e amare in un mixer.

Separate i bianchi da  rossi. Montate i bianchi a neve.

Grattugiate la buccia del limone o arancia. In una ciotola montate i rossi con lo zucchero.

Aggiungete gli albumi, mescolando dal basso verso l’altro, senza smontare il composto.

Poi il semolino.

Le mandorle in polvere.

La scorza grattugiata e il lievito setacciato.

Versate il composto dentro lo stampo. E infornate in forno caldo a 180° per 45/50 minuti circa.
Passato il tempo togliete il dolce dal forno, aspettate 15 minuti circa eppoi rovesciatelo sopra una gratella e fatelo raffreddare completamente.

Quando il dolce è ormai freddo passate alla copertura. Fate sciogliere il cioccolato fondente con un po di burro o un po di latte a bagnomaria.

Quando è sciolto completamente, mescolate il tutto, e rovesciate il cioccolato sopra la cupola del dolce.

Aiutandovi con una spatola o il dorso di un cucchiaio coprite tutta la circonferenza del dolce con il cioccolato rendendolo liscio il più possibile.

Lasciate ad asciugare il tutto a temperatura ambiente. E se ci riuscite, mangiatelo dopo 12 ore. Tutti i sapori si saranno armoniosamente amalgamati. Ecco un particolare del dolce all’interno.

Buon appetito!

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CIABOTTO – RICETTA N°12

CIABOTTO – RICETTA N°12

Il ciabotto fa parte della tradizione Abruzzese ed è un gustoso piatto di verdure,  cotte in umido, in bianco o in rosso, con il pomodoro fresco o la passata in bottiglia, usato come contorno ma a volte come gustosissimo piatto unico. Io lo adoro, perché questa mescolanza di sapori e di ortaggi danno al piatto un gusto tutto particolare e irresistibile. Ogni famiglia e ogni cuoca ha la propria ricetta, creata sui gusti personali e sul proprio modo di cucinare. Questa è la mia ricetta di famiglia. Se vi piacciono le verdure apprezzerete immensamente questo piatto. Nulla vieta di aggiungerne altre a seconda del gusto personale o della stagione (porri, fagiolini, zucca, asparagi etc. etc.) Io ve lo consiglio. Quando lo preparate d’estate, vi consiglio di usare il pomodoro fresco. La dose che indico è per 4/5 persone, ma sappiate che questa è una di quelle pietanze di cui io e il mio compagno facciamo da soli una vera scorpacciata. Se come me, amate le verdure e gli ortaggi, adorerete sicuramente questo piatto. Domani pubblicherò una ricetta che mi avete richiesto. Per ora è tutto, e auguro a tutti voi una piacevolissima giornata, e felicità ai fornelli.

 

Dose: per 4/5 persone
Tempo di preparazione: 15 minuti
Tempo di cottura: 40 minuti circa

 

Ingredienti:

2 carote grandi
1 cipolla grande
1 gambo di sedano grande
1 peperone grande rosso
1 melanzana grande
2 zucchine
2 patate medie
450 g di passata di pomodoro (quando la fate d’estate usate il pomodoro fresco fatto a pezzetti)
olio e.v.o.
e sale q.b.

PREPARAZIONE:

Lavate e mondate tutte le verdure.
In una padella capiente, mettete l’olio con carota, sedano e cipolla tagliati a pezzi non troppo piccoli e fate soffriggere a fuoco medio/ basso. Mescolate spesso, fate rosolare senza far attaccare.

Cominciate ad aggiungere gli ingredienti nella sequenza descritta.  Affettate per primo il peperone a cubetti, poi la melanzana a tocchetti, la zucchina e per ultimo le patate. Mettete il coperchio e lasciate cuocere per 10/15 minuti girando spesso, mantenendo sempre il fuoco medio basso.

Scaldate per qualche minuto la passata di pomodoro,  dopo di che versatela nella padella insieme a tutte le verdure, abbassate la fiamma al minimo, mettete il coperchio e cuocete per 30/40 minuti. Mescolando ogni tanto.

Passato il tempo aggiustate di sale e se volete qualche cucchiaio di olio a crudo.

Impiattate  e gustate un buon piatto di ciabotto abruzzese.

Buon appetito!

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SOFFIONE DI RICOTTA, portiamo un po’ d’Abruzzo in tavola

SOFFIONE DI RICOTTA … PORTIAMO IN TAVOLA UN PO’ D’ABRUZZO

INGREDIENTI

250 g di farina di grano tenero 00
60 g di zucchero semolato
3 cucchiai di olio e.v.o.
2 uova medie.

 

 

 

 

Diario di bordo
Salve a tutti io sono Daniwella e finalmente oggi vi apro le porte della mia cucina virtuale attraverso questo blog. In ogni articolo avrete l’occasione non solo di leggere ricette interessanti, ma di scoprire anche delle curiosità sulle origini e sulla ricetta stessa. Ho pensato per molto tempo alla prima ricetta che avrei pubblicato per inaugurare il blog, alla fine la scelta non poteva non essere che questa. Un dolce abruzzese amato da tutta la mia famiglia : il soffione di ricotta

8o minuti

12 porzioni

Per il ripieno

5 uova
700 g di ricotta freschissima di pecora
120 g di zucchero
la scorza di 1 limone grattugiato o in mancanza 1 bustina di vanillina
1 pizzico di sale
1 bustina di zafferano.

Per decorare:
zucchero a velo q.b.

 

Non si conosce con esattezza quando è nato il soffione di ricotta, ma si sa che veniva preparato come uno dei dolci pasquali. Il suo nome deriva dal fatto che in cottura il dolce si gonfia come se qualcuno ci soffiasse dentro. Qui a Pescara viene venduto ovunque, dalle panetterie ai negozi che vendono la pasta all’uovo al banco pasticceria dei supermercati . Fin dalla prima volta che lo assaggiai, mi ripromisi di rifarlo in casa. Ma le ricette che mi davano a voce non erano così attendibili da soddisfarmi, del tipo “aggiungere farina quanto basta per raggiungere un’impasto ….”. Poi una cliente del negozio dove ho lavorato mi disse di cercarlo su internet e così feci.  Mi misi al computer, e cliccando il nome del dolce mi trovai davanti il blog di Muccasbronza. Leggendo tutto il contesto della ricetta mi convinsi che quella poteva essere una ricetta attendibile. Partendo dalla sua ricetta  ho fatto le mie modifiche sulle dosi e sul procedimento. Quella che vi scrivo è la mia versione, quindi quando lo preparerete e lo offrirete ai vostri ospiti che vi chiederanno dove hai preso la ricetta mi farete cosa gradita se direte : l’ho preso dal blog di Daniwella.

 

Prima di salutarvi voglio fare alcuni ringraziamenti : Il primo è alle mio amiche Claudia e Roberta per avermi aiutato a comprendere come funzionava il blog, e il secondo va ad Elena Amatucci del sito GnamGnam.it  che ho contattato quando mi è balenata in testa l’idea di aprire un blog ma non sapevo da dove partire. Così la contattai e lei mi rispose subito. Nonostante non mi conoscesse mi incoraggiò a farlo e mi disse queste esatte  parole: vedrai che quando comincerai non riuscirai più a smettere. Ed è per questo che qui voglio farle un meritato tributo: la sua passione e semplicità ha attraversato lo schermo del computer ed è arrivata a me ogni volta che leggevo le sue ricette, grazie a quella passione trasmessa ho deciso di aprire il mio blog. E adesso tutti a cucinare il soffione di ricotta.

la ricetta passo passo

consigli

 Queste foto meravigliose sono state scattate dalla mia carissima amica Lorenza Spagnoli, una persona davvero speciale. Trovate Lorenza e le sue foto su Istagram con il nome di Lorenza1867.

Non avete idea delle molte cose che abbiamo in comune. Continuate a seguirmi perché in un prossimo post inedito vi parlerò di questa stupenda collaborazione tra me e lei.
 
 
Le foto del soffione sono state aggiornate, troverete la ricetta dei soffioni piccoli in un’altro articolo dedicato tutto  a loro .
 
 

Buon appetito!

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Enjoy #daniwella

 

SOFFIONE DI RICOTTA … portiamo in tavola un po’ d’Abruzzo

Salve a tutti io sono Daniwella e finalmente oggi vi apro le porte della mia cucina virtuale attraverso questo blog. In ogni articolo avrete l’occasione non solo di leggere ricette interessanti, ma di scoprire anche delle curiosità sulle origini e sulla ricetta stessa. Ho pensato per molto tempo alla prima ricetta che avrei pubblicato per inaugurare il blog, alla fine la scelta non poteva non essere che questa. Un dolce abruzzese amato da tutta la mia famiglia : il soffione di ricotta. Non si conosce con esattezza quando è nato il soffione di ricotta, ma si sa che veniva preparato come uno dei dolci pasquali. Il suo nome deriva dal fatto che in cottura il dolce si gonfia come se qualcuno ci soffiasse dentro. Qui a Pescara viene venduto ovunque, dalle panetterie ai negozi che vendono la pasta all’uovo al banco pasticceria dei supermercati . Fin dalla prima volta che lo assaggiai, mi ripromisi di rifarlo in casa. Ma le ricette che mi davano a voce non erano così attendibili da soddisfarmi, del tipo “aggiungere farina quanto basta per raggiungere un’impasto ….”. Poi una cliente del negozio dove ho lavorato mi disse di cercarlo su internet e così feci.  Mi misi al computer, e cliccando il nome del dolce mi trovai davanti il blog di Muccasbronza. Leggendo tutto il contesto della ricetta mi convinsi che quella poteva essere una ricetta attendibile. Partendo dalla sua ricetta  ho fatto le mie modifiche sulle dosi e sul procedimento. Quella che vi scrivo è la mia versione, quindi quando lo preparete e lo offrirete ai vostri ospiti che vi chiederanno dove hai preso la ricetta mi farete cosa gradita se direte : l’ho preso dal blog di Daniwella.

CONSIGLI per la buona riuscita di un’ottimo soffione fatto nello stampo a ciambella.

1 E’ preferibile che la ricotta sia di pecora, affidatevi ad un buon alimentari di fiducia che ve ne garantisca la freschezza. Ma se non gradite il suo sapore, usate la ricotta di mucca.

La ricotta deve scolare mezza giornata dentro un colino nel il frigorifero, meglio se tutta la notte, compratene quindi di più della dose scritta nella ricetta.

Quando andrete a preparare l’involucro di pasta usate esclusivamente farina di grano tenero 00, con il quale dovrete ottenere un impasto sodo ma elastico facile da stendere come se fosse una pasta all’uovo ma zuccherata.

Coprite l’impasto con la pellicola trasparente e fatelo riposare in frigorifero il tempo che preparerete il ripieno.

Prima di salutarvi voglio fare alcuni ringraziamenti : Il primo è alle mio amiche Claudia e Roberta per avermi aiutato a comprendere come funzionava il blog, e il secondo va ad Elena Amatucci del sito GnamGnam.it  che ho contattato quando mi è balenata in testa di aprire un blog ma non sapevo da dove partire. Così la contattai e lei mi rispose subito. Nonostante non mi conoscesse mi incoraggiò a farlo e mi disse queste esatte  parole: vedrai che quando comincerai non riuscirai più a smettere. Ed è per questo che qui voglio farle un meritato tributo: la sua passione e semplicità ha attraversato lo schermo del computer ed è arrivata a me ogni volta che leggevo le sue ricette, grazie a quella passione trasmessa ho deciso di aprire il mio blog. E adesso tutti a cucinare il soffione di ricotta.

Dose per :12 persone
Tempo di preparazione : 30 minuti
Tempo di cottura : 50 minuti circa

INGREDIENTI:

soffione-ricotta3

Per la base di uno stampo a ciambella del dm di cm 24:

250 g di farina di grano tenero 00
60 g di zucchero semolato
3 cucchiai di olio e.v.o.
2 uova medie.

Per il ripieno:

soffione-ricotta6
5 uova
700 g di ricotta freschissima di pecora
120 g di zucchero
la scorza di 1 limone grattugiato o in mancanza 1 bustina di vanillina
1 pizzico di sale
1 bustina di zafferano.

Per decorare:
zucchero a velo q.b.

PREPARAZIONE:

Mettete la ricotta fresca  in un colino dentro una ciotola a scolare in frigorifero tutta la notte. Il giorno dopo prendete la ricotta scolata e passatela in uno schiaccia patate e rimettete in frigo.

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Nel frattempo nella ciotola di un’impastatrice mettete la farina, lo zucchero, l’olio, le uova e impastate.

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 Trasferite il tutto su un piano di lavoro. Lavorate il composto fino ad ottenere un’impasto liscio e sodo come quello della pasta all’uovo.

 
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Mettete l’impasto coperto con la pellicola trasparente in frigo a riposare.

Nel frattempo dedicatevi al ripieno. Separate i bianchi dai tuorli. Montate gli albumi con un pizzico di sale e mettete da parte. Montate ora i tuorli con lo zucchero fino a renderli spumosi.

 
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Aggiungete la ricotta, la vanillina, lo zafferano, la scorza di limone grattugiata e mescolate per bene.
 
 
 
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Dovrete ottenere una crema liscia come in foto.
 
 
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Aggiungete gli albumi montati. Mescolate con una frusta dal basso verso l’alto cercando di non smontare la crema, dopo di che rimettete in frigorifero.
 
 
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Riprendete la pasta e stendetela in una sfoglia rotonda dello spessore di 3/4 mm .
 
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Stendete la pasta fino ad ottenere un diametro più grande dello stampo a ciambella.
 
 
 
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Cominciate a foderare lo stampo precedentemente imburrato, facendo in modo che l’estremità della sfoglia rimanga all’estremità dello stampo. Intagliate a croce il cerchio di pasta posto sopra il buco della ciambella. Riprendete la crema di ricotta dal frigo e versatela all’interno del guscio di pasta all’uovo.
 
 
 
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Ripiegate all’interno le estremità della sfoglia senza sigillare. Dovrete ottenere questo risultato.
 
 
 
 
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Cuocete nella parte media del forno preriscaldato a 180° per circa 50 minuti . E’ importante conoscere bene il proprio forno, perché questo permetterà di stabilire i tempi di cottura e le temperature richieste da ogni forno.
 
 
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Lasciate raffreddare il soffione e spolverizzate con lo zucchero a velo.
 
 
 
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Ed ecco un particolare dell’interno del soffione.
 
 
 
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Buon soffione di ricotta a tutti.
 
 
 
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CONSIGLI : Anche se non avete la planetaria l’impasto può essere fatto tranquillamente a mano
 
Queste foto meravigliose sono state scattate dalla mia carissima amica Lorenza Spagnoli, una persona davvero speciale. Trovate Lorenza e le sue foto su Istagram con il nome di Lorenza1867.
Non avete idea delle molte cose che abbiamo in comune. Continuate a seguirmi perché in un prossimo post inedito vi parlerò di questa stupenda collaborazione tra me e lei.
 
 
Le foto del soffione sono state aggiornate, troverete la ricetta dei soffioni piccoli in un’altro articolo dedicato tutto  a loro .
 
 
Buon appetito!

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